
Una recente mostra celebrata a Palazzo Malagola di Ravenna ha aperto uno scrigno incredibile. Una selezione di ascolti che il pubblico poteva scegliere, navigando in una mappa del globo, tramite un menù touch e che proponeva canti e musiche di popoli di tutto il mondo, presenti nella collezione di dischi di Demetrio Stratos, frontman degli Area e sperimentatore indefesso, scomparso nel 1979. Ed è questo excursus discografico che ci interessa approfondire in questo nostro ciclo… "Dimmi cosa ascolti e ti dirò chi sei": parafrasare il "dimmi cosa mangi" ponendo l'attenzione non tanto sui gusti alimentari quanto su quelli musicali e sulla compilazione di una discoteca, è un esercizio particolarmente efficace e opportuno nel caso di Demetrio Stratos. Dal momento che coi suoi dischi inauguriamo un viaggio che ci invita ad attraversare i continenti e a tuffarci nell'attitudine ecumenica di un "ascoltare" davvero famelico. A cura di Filippo Travaglio e Federico Vizzaccaro
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Per chi era ragazzo in quei turbolenti anni settanta del secolo scorso, il nome di Demetrio Stratos evocava facilmente quel Pugni chiusi non ho più speranze degli esordi pop con i Ribelli che pure lasciava intravedere la pulsione verso un uso assai poco convenzionale della voce, capace di arrampicarsi sulle vocali fino a farle scoppiare. Poi era venuta la sperimentazione con la band degli Area, al punto di fusione calda fra i generi e certo fra le esperienze più innovative di quegli anni; per finire con l’ultima ricerca sonora spinta sempre più in là, «fino ai limiti dell’impossibile» affermava lo stesso artista. Esperimenti per voce sola sui suoni più acuti, cercando di prendere tre o quattro note alla volta, di lavorare sugli armonici... prima del silenzio.
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