Per chi era ragazzo in quei turbolenti anni settanta del secolo scorso, il nome di Demetrio Stratos evocava facilmente quel Pugni chiusi non ho più speranze degli esordi pop con i Ribelli che pure lasciava intravedere la pulsione verso un uso assai poco convenzionale della voce, capace di arrampicarsi sulle vocali fino a farle scoppiare. Poi era venuta la sperimentazione con la band degli Area, al punto di fusione calda fra i generi e certo fra le esperienze più innovative di quegli anni; per finire con l’ultima ricerca sonora spinta sempre più in là, «fino ai limiti dell’impossibile» affermava lo stesso artista. Esperimenti per voce sola sui suoni più acuti, cercando di prendere tre o quattro note alla volta, di lavorare sugli armonici... prima del silenzio.
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Ingresso alla mostra, ph. Marco Caselli Nirmal.
Fino a 7mila hertz, fino, oltre i limiti dell’impossibile. “Tutto il mio corpo attraverso la voce” Esplorazione vocale come libertà: misurarsi con i limiti interni, con i limiti umani, superarli fino ai suoni che non si sentono. Abolire la parola, “che ci schiavizza in un discorso stilistico”. Perché la parola non è l’unica realtà: indagare nelle pieghe delle piaghe del linguaggio.
Rubo questi frammenti di frasi a un’intervista per la televisione di Demetrio Stratos, il grande sperimentatore sulla voce. A lui Malagola, Centro di ricerca vocale e sonora legato al Teatro delle Albe, dedica a Ravenna la mostra Amorevolmente progredire, amorevolmente regredendo. La ricerca vocale di Demetrio Stratos 1970-1979.
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